
La Gronda potrebbe anche non partire mai. Non mancherà di suscitare una rovente polemica – anche all’interno della stessa coalizione che lo sostiene – la dichiarazione di Marco Doria, candidato sindaco del Centro Sinistra rilasciata oggi durante l’assemblea pubblica organizzata proprio per mettere a confronto i candidati sul futuro della mega infrastruttura.
Marco Doria non esclude, infatti, la famosa “opzione zero” ovvero quella che prevede che la Gronda non debba essere ridiscussa, rianalizzata e sottoposta a nuove verifiche e progettazioni ma, semplicemente “cancellata”, rimossa dagli obiettivi.
La dichiarazione è arrivata nel corso del dibattito che si è tenuto nella sala del Municipio VII Ponente di piazza Gaggero. Una sala gremita all’inverosimile come non se ne vedeva da tempo, a Ponente, e che ben dimostra quanto sia sensibile la popolazione (e l’elettorato) all’argomento.
Marco Doria ha detto in sala che “la situazione delle infrastrutture a Genova è complessa e si pensa di risolverla con la Gronda. Ma il progetto ha ricevuto più di trenta osservazioni importanti dal Ministero dell’Ambiente. Bisogna tenerne conto per valutare come realizzarla, esaminando anche l’opzione zero, cioé non costruire l’opera”.
Una possibilità che non fa certo parte del programma – peraltro tutto ancora da scrivere – della coalizione che lo sostiene e che, quasi certamente, avrà da domani un grosso mal di pancia da curare. Il sindaco uscente, Marta Vincenzi, ha infatti abbracciato senza riserve la necessità di realizzare l’opera ed ovviamente questa è la posizione del partito di maggioranza della coalizione, il Pd, che nelle prossime settimane incontrerà la popolazione in nove assemblee pubbliche (a ponente a Prà, Sestri e Sampierdarena ma non a Voltri) e dovrà certamente confrontarsi con una questione, quella della Gronda, che certamente resterà tra le più spinose.
Contrari alla grande opera sin dal principio anche il candidato sindaco Roberto Delogu, del partito Comunisti Sinistra Popolare, e Paolo Putti neo proposta del Movimento 5 Stelle.
Roberto Delogu ha dichiarato che, se verrà eletto, la Gronda “sarà il passato” e che si è detto stufo di sentir dichiarare che chi è contro la Gronda e le Grandi Opere in genere è “contro il progresso” .
Ancora più critico Paolo Putti, candidato del Movimento 5 Stelle (quello di Beppe Grillo), che ha citato posizioni contrarie alla costruzione da parte di studiosi e docenti universitari e tecnici in genere “che non sono certo appartenenti ad associazioni eversive o peggio, terroristiche”.
Per Putti manca una vera informazione alla popolazione e manca un confronto vero sui temi legati alla Gronda come il trasporto delle merci e le vere alternative.
Sostenitore senza se e senza ma della Gronda è stato invece il candidato sindaco Enrico Musso, eletto senatore tra le fila del Pdl e fuoriuscito dal partito “sbattendo la porta”. Il candidato sindaco sostenuto dal Terzo Polo ha dichiarato che “dopo anni di chiacchiere sulla Gronda, è l’ora di decidere, per la qualità dell’aria e della città, è l’ora di realizzare la Gronda”.
In “forse” (anche come candidatura) Edoardo Rixi, esponente della Lega Nord e probabile candidato alla corsa elettorale per il posto di Sindaco di Genova. Rixi non crede che la Gronda si farà e certamente non con il progetto attuale e rivendica il diritto dei genovesi di circolare gratuitamente sull’autostrada sino alla completa costruzione della Gronda.
Assente invece all’incontro Pierluigi Vinai, il candidato sindaco sostenuto dal Pdl che ha però inviato una mail nella quale definisce il partito del no “il partito del declino di Genova”.



Sento troppo spesso discutere di trasporto merci e gronda da gente che senza pudore si improvvisa “tecnico di logistica”, balbettando cose che non hanno il minimo riscontro con la realtà, e con la funzione della Gronda c’entrano ben poco. Le merci viaggiano su ferro sulle lunghe distanze, la ferrovia non può essere così capillare per servire il medio raggio (fino a 600km.), sia per un problema di impianto infrastrutturale rigido per i noti motivi, sia perchè poi ci deve necessariamente essere un trasbordo su gomma (rottura di carico) e ciò implica strutture e costi aggiuntivi. Altra cosa è parlare invece del porto e le sue possibili relazioni con il porto secco oltre appennino. Infatti, la massa critica capace di generare il porto riduce la distanza da 600 a 80/90 km dove è conveniente l’uso del ferro, ma su una direttrice specifica e ben individuabile punto-punto, non diffusamente nel territorio, come taluni erroneamente pensano da apprendisti stregoni della logistica. Ma la Gronda è ben altra cosa, inutile parlare di merci, la funzione è quella di liberare la tratta urbana da traffico improprio, sia esso privato o merci, di transito e dare efficienza ad entrambi i flussi urbano e di transito, un upgrading di rete. Mi farebbe piacere che quanti sono contro la Gronda, e ne hanno titolo e diritto, la smettessero di usare dati falsi e confusionari facendo riferimento alla distribuzione delle merci, frutto di copia-incolla frettolosi, scopiazzati quà e là senza più nemmeno ricordare quale fosse l’oggetto vero del contendere, e senza rendersi conto d’essere fuori tema. Per gentilezza si parli di logistica merci e mobilità urbana senza fare cocktails impropri, spesso penosi e ridicoli per l’azzardo e la disinvoltura con la quale vengono sostenuti.
Premesso che sono d’accordo con l’ipotesi “incrementale” emersa nel dibattito pubblico che da priorità a nodo ferroviario e nuova viabilità rimandando ad un’analisi successiva la necessità di nuove opere, vorrei testimoniare alcune cose emerse nel dibattito stesso al quale ho partecipato in quanto proponente percorsi alternativi. Una delle richieste più gettonate in tale sede fu la declassazione dell’A10 sul tratto urbano interessato dalla gronda. A tale richiesta Autostrade rispose che aveva un piano finanziario che prevedeva l’ammortamento dell’A10 nel 2034 e sarebbe stata favorevole al declassamento se “qualcuno” le avesse ripianato i mancati introiti. A tal riguardo si pone il problema del “Morandi” che potrebbe favorire il declassamento qualora fosse abbattuto, ma è credibile che ciò accada? L’alternativa è una continua manutenzione che solo Autostrade può assumersi ed allora l’ipotesi potrebbe essere che non si declassa ma che i transiti tra caselli in città siano a costo zero; ciò per allinearsi alle città che hanno tangenziali. La seconda osservazione riguarda il territorio ponentino infatti l’alternativa di percorso più gettonata in sede di dibattito (4, se non erro, proponenti che prevedevano senza conoscersi nè essersi parlati la stessa cosa!) era la partenza in passante Voltri-Bolzaneto dalla galleria Turchino dell’A26. Autostrade ribattè che il dislivello dell’opera avrebbe portato ad “un paradosso energetico” costringendo i camion in transito tra Vte e Sampierdarena ad una dura salita ed un lungo giro. La contro obiezione fu che così si facevano 3 Km. di meno, non si abbattevano case e si costruiva ben lontani dal centro abitato evitando pericolosi inquinamenti. Si chiese pertanto una valutazione costi benefici che non fu fatta perchè Autostrade trasse autonomamente le conclusioni al dibattito e l’ente pubblico si preoccupò solo delle alternative in Val Polcevera. Questo per fare un pò di chiarezza perchè ora parlano (cianciano) tutti visto che sta diventando materia di propaganda elettorale ma io c’ero e queste cose le ho dette e sentite con le mie orecchie.