L’articolo apparso sullo scorso numero de Il Voltrese ha scatenato roventi polemiche circa il futuro della locale sezione della Cri.
Mentre i sindacati organizzano manifestazioni e proteste contro la privatizzazione e il temuto taglio dei posti di lavoro (oltre 2000 in tutta Italia), giunge alla Redazione una richiesta di precisazioni che, volentieri pubblichiamo per completezza di informazione.
Restiamo convinti che parlare dei problemi, pur con il rischio di esacerbare gli animi, sia meglio che nasconderli. Tutta Voltri vuole bene alla Croce Rossa e vuole che resti libera da condizionamenti e sempre al fianco dei Cittadini. Noi de Il Voltrese non facciamo eccezione anche se a qualcuno farebbe piacere pensarlo.

“Scrivo in merito all’articolo apparso sull’edizione de “Il Voltrese” di novembre relativa alla riforma della Croce Rossa Italiana per la quale attualmente esiste uno schema di Decreto Legislativo, varato dal Governo Berlusconi ed ora trasmesso alle Commissioni Parlamentari per l’iter previsto dalla Legge.
Il Decreto Legislativo attualmente in corso di approvazione presenta alcuni aspetti molto delicati e contestati ma che non sono di certo negativi rispetto al futuro dell’attività svolta dall’Associazione, perlomeno, in ambito locale.
Non mi dilungherò sull’iter tecnico che ha portato a questo provvedimento e neppure sulla storia sofferta di una riforma della Croce Rossa Italiana che si travaglia ormai da oltre trent’anni, tanto più neccessaria quanto osteggiata.
Il Decreto Legislativo si sostanzia di tre parti fondamentali:
1) Diversificazione della natura giuridica delle strutture territoriali della Croce Rossa Italiana seconto i vari livelli.
2) Razionalizzazione e riduzione del personale dipendente.
3) Copertura dei debiti con la cessione del patrimonio immobiliare non vincolato e/o destinato alle attività istituzionali.
Cosa vuol dire “privatizzazione dei Comitati Provinciali e Locali”? Il Decreto prevede che la nuova C.R.I. sia strutturata con un Comitato Centrale e i Comitati Regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano unico ente pubblico e i Comitati provinciali e locali singoli enti privati. Fino ad oggi la l’Associazione Italiana della Croce Rossa, questo è la corretta denominazione della più comunemente definita Croce Rossa Italiana, e stata configurata come un unico Ente Pubblico Non Economico, tanto per intendersi, appartiene a quella innumerevole schiera di Enti di Stato, grandi e piccoli, che non hanno fini economici e che svolgono attività delegate dallo stesso come l’INPS, l’INAIL, l’ACI (tanto per elencare i più noti).
Questo passo epocale vuol dire che le varie strutture della Croce Rossa Italiana sparse nel territorio come quella presente nella nostra Città di Voltri e composta dalle Unità Operative di Voltri e Fabbriche, invece di essere appendice dell’Ente Pubblico unico nazionale saranno Associazioni di Volontariato enti di diritto privato esattamente come sono oggi, per esempio, le Pubbliche Assistenze.
Nel caso specifico della nostra realtà Voltrese non si può che concretizzare che in un vantaggio.
La natura giuridica di Ente Pubblico, con tutti i suoi lacci e lacciuoli, i suoi obblighi formali e sostanziali, la sua burocrazia elefantiaca e soffocante, i vincoli e le limitazioni di carattere economico e finanziario, è ormai assolutamente incompatibile con una realtà locale di Associazionismo, fondata sull’apporto principale e preponderante di personale Volontario, che non usufruisce di un centesimo di finanziamento pubblico ma vive esclusivamente del lavoro quotidiano che svolge e della benevolenza della cittadinanza del proprio territorio.
La natura di Ente Privato riconosciuto non toglie niente all’operatività, alla possibilità di poter continuare a fare il proprio lavoro in favore dei bisognosi, ma anzi, rende tutto più semplice, veloce e razionale, avvicina maggiormente la Croce Rossa Italiana al proprio territorio ed il territorio alla Croce Rossa Italiana, rende autonomi effettivamente i dirigenti e li responsabilizza concretamente nel loro ruolo, rende effettivamente padroni dell’Associazione i soci e non i burocrati.
Per quanto riguarda la razionalizzazione del personale dipendente la Croce Rossa di Voltri non sarà toccata dal problema, nel senso che presso il Comitato prestano servizio 6 dipendenti (in realtà da dicembre ridotti a 5): un dipendente militare a tempo indeterminato per il quale il Decreto prevede il mantenimento del posto di lavoro anche se presso la struttura pubblica e cinque dipendenti civili con contratto a tempo determinato in servizio da molti anni ma pur sempre con contratto di lavoro a tempo determinato.
Per quanto ci consta non sussistono difficoltà al mantenimento dell’identico contingente di personale finchè l’attività svolta sarà la stessa; è ovvio che parliamo di trasformazione del rapporto di lavoro da regime pubblico a regime privato e da regime a tempo determinato ad un impotizzabile regime di tempo indeterminato poichè non sussisteranno più i vincoli di NON assunzione che ci sono attualmente nelle Pubbliche Amministrazioni.
Diverso è, semmai, l’incognita pesantissima che riserba questo provvedimento governativo, nei confronti di molti dei dipendenti civili di ruolo, che, in quanto tali, hanno conquistato quello che sino ad oggi era un diritto di stabilità, peraltro pagato con profonde diseguaglianze con il settore privato nonostante il regime contrattuale privatistico in essere da quasi un ventennio.
La nuova Croce Rossa Italiana pubblica (quindi non interessa il territorio e di conseguenza la nostra realtà locale) dovrà garantire una riduzione della spesa per il personale dipendente civile di ruolo di almeno il 40% che vuol dire, più o meno, una analoga riduzione di personale anche in termini numerici.
Il personale in eccedenza, che in un primo momento è previsto sia tutto quello in servizio presso i Comitati locali e provinciali (nessuno a Voltri), sarà posto in mobilità con l’ottanta per cento dello stipendio per un periodo massimo di 2 anni, dando applicazione ad una norma del D.Lgs. 165/2001 mai attuata fino ad oggi; al termine del biennio se non sarà stata trovata una diversa collocazione in un’altra pubblica amministrazione potrebbe paventarsi l’ipotesi del licenziamento (una sorta di cassa integrazione per i dipendenti pubblici). Certo che in una situazione di organici all’osso in tutte le Pubbliche Amministrazioni c’è bisogno di personale e non dovrebbero esserci difficoltà ad assorbire 400 persone a livello nazionale che in Liguria, in proporzione, vogliono dire 22 persone.
Questo è il punto dolente vero e concreto della riforma proposta, più che la riduzione le modalità con la quale la si vuole attuare sostanzialmente ponendo dei rischi lontani ma concreti a carico dei lavoratori. Tutto il resto è solo un pretesto sollevato da chi la crisi della Croce Rossa Italiana l’ha, di fatto, cagionata ed alimentata in questi ultimi decenni, tentando di stravolgerne la natura di associazione di volontariato e cercando di snaturarla in una sorta di carrozzone ministeriale con tutto quello che ne conseguito.
L’ultimo punto fondamentale del Decreto in itinere è la dismissione del patrimonio per il pagamento dei debiti.
A questo proposito però è bene precisare che il patrimonio vincolato o destinato alle attività istituzionali (le sedi, donazioni e lasciti testamentari vincolati) è previsto che non rientri nell’operazione di dismissione, che la volontà più volte espressa anche dall’intenro della CRI è che il patrimonio acquisito in sede locale non venga toccato purchè utilizzato o a reddito.
Se poi esiste del patrimonio inutilizzato e lasciato al degrado, come ha dimostrato una recente trasmissione di Report, da cittadino, prima che da uomo di Croce Rossa, dico che è bene che venga alienato e messo a fruttare risorse preziose.
Questo è lo stato delle cose e questo è quello che accadrà se il Decreto di riorganizzazione della CRI verrà definitivamente approvato nella sua forma attuale.
In ogni caso non c’è e non c’è mai stato un pericolo per l’operatività della Croce Rossa Italiana in ambito territoriale, operatività che, con tutta sicnerità è più in dubbio oggi che in un futuro privatizzato.
Anzi la privatizzazione richiederà una maggiore partecipazione della cittadinanza e della popolazione poichè “privato” non vuol dire possesso di uno o pochi ma possesso dei soci (sempre di Associazione parliamo) e quindi maggiore è la partecipazione e maggiore è la garanzia che vengano fatti gli interessi di tutti.
A questo proposito ricordo che a gennaio partirà l’annuale corso per il reclutamento di nuovi volontari al quale potranno partecipare tutti i cittadini italiani, stranieri della Comunità Europea e stranieri non appartenenti alla Comunità Europea purché regolarmente presenti in Italia. Il nostro caloroso invito è quello di partecipare numerosi, solo in questo modo l’operatività della Croce Rossa potrà essere garantita e sufficiente a soddisfare tutte le esigenze quotidiane.
Tomaso Boccone, Commissario del Comitato Locale CRI Genova Ponente

Nota del Direttore: prendiamo atto delle “rassicurazioni” del Commissario Boccone ma manteniamo le nostre riserve che, poi, sono quelle dei lavoratori di CRI e dei suoi volontari. Crediamo che, se sindacati e associazioni di categoria scendono in piazza per protestare lo facciano a ragion veduta e per “timori” che, evidentemente, non sono stati rimossi.
Crediamo che un ente importante come quello della CRI, cui spetta l’assistenza ai bisognosi, debba essere saldamente nelle mani del Pubblico come tutti i ruoli cardine della nostra Società moderna e che il Volontariato sia esso stesso la forma più estrema di “privatizzazione” che possa essere sopportata.
Ci chiediamo chi pagherà le ambulanze, chi le riparazioni, le divise, la benzina e la custodia stessa dei mezzi di soccorso e di intervento. E cosa accadrebbe se, per un qualunque motivo – magari per un aggravarsi della recessione – si riducessero le generose donazioni dei Voltresi alla Croce Rossa divenuta ente privato?
Chi coprirebbe le spese eccedenti? Chi manterrebbe il servizio in caso di dissesti finanziari?
Ricordiamo che stiamo parlando di ambulanze, trasporto anziani, disabili, persone che necessitano di ricoveri programmati o di cure prolungate.

Ci chiediamo poi – come si chiede la popolazione – cosa avverrà in caso di emergenze come terremoti e alluvioni e chi potrà assumersi la responsabilità di coordinare mille associazioni private con altrettante teste “pensanti” e di raccordarle con quello che di pubblico resterà in CRI.
Ci domandiamo se il Commissario Boccone, di fronte alla scelta, preferirebbe un posto a tempo indeterminato nel privato o uno a tempo determinato nel pubblico e se, piuttosto che privatizzare, non sarebbe meglio stabilizzare nel pubblico i dipendenti.
Ci domandiamo infine se le proprietà alienate perché inutilizzate siano senza valore – e quindi di scarso interesse – o se, invece, siano beni accantonati come “riserva” e quindi “garanzia” da previdenti menti del passato. E, ancora, se queste verranno vendute chi ne gestirà la dismissione visto che, in passato, è stato terreno fertile per speculazioni e veri e propri furti legalizzati come le privatizzazioni in genere.
Ci domandiamo perché, ad essere “razionalizzati” siano dipendenti da mille euro al mese e non figure assai meglio retribuite e forse responsabili del dissesto e che, con la tempesta, troveranno certamente un porto tranquillo dove riparare, magari in un altro Ente pubblico, carrozzone o dir si voglia. Crediamo che non si debba risparmiare sulla pelle dei Cittadini, neppure per decreto.
Se parlare di questo è considerato reato, offesa… ebbene siamo lieti di peccare. Preferiamo discutere, promuovere il dibattito e magari sentirci accusati di “lesa maestà” piuttosto che tacere i dubbi che sono del Cittadino comune.
Non siamo e non saremo mai dei “reggi microfoni”. I giornalisti fanno domande, anche scomode, perchè l’aver smesso ci ha portato all’Italia che ci circonda e che non ci piace.
Compito di chi amministra è rispondere e chiarire. Non inviare veline in stile Minculpop.
Il Voltrese ha sempre dato ampio spazio a tutte le lodevoli iniziative della Cri e continuerà a farlo. Pensiamo di meritare il diritto di essere considerati “amici” e non certo nemici.
Non è mai giunta in Redazione neppure una lettera di ringraziamento per questo nostro impegno e francamente avremmo preferito non arrivasse neppure questa.
Ma il dialogo resta aperto e se qualcuno desidera aggiungere qualcosa ad ulteriore chiarimento, ebbene siamo qui per Informare tutti.

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9 Commenti.

  1. granduca70 scrive:

    beh i numeri parlano chiaro e la matematica non è opinione… Commissario Straordinario oltre 300 mila euro l’anno, Direttore generale 250 mila euro l’anno, serie di 10 o 12 dirigenti di servizi vari da 150 mila euro o forse più… e chi paga? la Croce Rossa ovviamente. l’osservazione interessante è che tutti i Commissariamenti finiscono come i salmi, e cioè in Gloria… nessun Commissario ha mai appianato un debito e questo è un dato di fatto. Sono considerazioni tristi ma l’onestà intellettuale è la prima a dover essere rispettata, un piccolo esercito, oltre 90.000 volontari che quotidianamente assieme ai dipendenti onorano le convenzioni con ASl, 118, Comuni ecc… Il giornalismo purtroppo è scomodo. La Croce Rossa è un ente che getta le sue fondamenta nel Volontariato, Mario Monti ha dato un forte segnale, Lui Presidente del Consiglio ha rinunciato al trattamento economico i vertici di Croce Rossa no. e parliamo di un ente che si basa sul Volontariato come descritto nei Principi del Movimento.

    • Tommy scrive:

      Sparare numeri e cose a caso ha certo sempre il suo effetto mediatico per chi vuole solamente fare della polemica! Proprio perchè è un Ente Pubblico la CRI pubblica sul suo sito i compensi dei dirigenti e se vai a vedere ci hai proprio dato di grosso (ricordo che parliamo di compensi lordi quindi per il netto toglieteci pure quasi un 50% di ritenute). Poi possiamo stare a discutere all’infinito se quello che rimane è ancora troppo, se il lavoro è ben fatto o meno ma di sicuro i compensi che percepiscono i dirigenti sono quelli previsti dalla Legge, sono sottoposti a vigilanza di Ministeri e Corte dei Conti e molto spesso sono di gran lunga inferiori alle responsabilità assunte. Non crederai poi che Monti stia lavorando gratis? Tra compensi da Rettore, ex Ministro Europeo, e chissà quali e quanti altri benefit diretti e indiretti pensi che stia vivendo gratis a carico degli ammortizzatori sociali, quelli ai quali tra breve noi cittadini da 1.500 euro al mese dovremmo rivolgerci? Dobbiamo metterci d’accordo perchè se vogliamo l’Ente Pubblico dobbiamo accettare le regole dell’Ente Pubblico se vogliamo quello privato viceversa, se, invece, la verità stà a metà, come io ritengo, allora in questo la riforma proposta (per questa parte) è assolutamente giusta. Al debito ci ha portato una dirigenza di Volontari e consigli democraticamente eletti, gli stessi che hanno determinato il commissariamento, gli stessi che non sono riusciti ad approvare bilanci per anni.

      • In questo caso sono d’accordo con quanto scrive il nostro amico Lettore “Tommy”.
        Non mi unisco alla facile demagogia e populismo affermando che si debba lavorare gratis per gestire una “azienda” complessa come lo potrebbe essere la CRI.
        E’ vero che il Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale Evangelico non percepisce un solo euro di compenso e che non ha auto riservate e nella propria disponibilità e che utilizza un telefono cellulare “aziendale” solo per chiamate di servizio ma penso sia un’eccezione che, appunto, resterà tale e apre semmai un dibattito sul concetto di “volontariato sociale”.
        Vero è, invece, che chi presta la sua professionalità per il bene altrui può essere retribuito ed anche in proporzione alle sue capacità ed al suo impegno.
        Altrettanto vero, però, è che molti onori corrispondono anche a grandi “responsabilità” e che, quindi, chi accetta un incarico tanto importante, dovrebbe essere sottoposto a regole più “stringenti” rispetto ad un comune lavoratore.
        Il suo “compenso” ad esempio, non dovrebbe comprendere auto a disposizione per uso non strettamente legato al proprio incarico, ed il suo compenso dovrebbe essere “legato” al risultato ottenuto dall’Azienda.
        Un’azienda in perdita non dovrebbe garantire compensi, specie se i compensi contribuiscono ad aumentare il “rosso” del bilancio.
        Credo di interpretare il pensiero di tutti gli italiani se dico che è vergognoso pagare buoniuscita, compensi milionari, emolumenti da centinaia di migliaia di euro (anche fossero lordi) ad amministratori che se ne vanno dall’azienda lasciando disastri cui magari hanno anche contribuito.
        Concentriamo sempre l’attenzione sui “compensi” ma non potremmo iniziare, invece, a parlare anche di “responsabilità economiche”?
        Certamente si ridurrebbe il numero dei cosiddetti “burocrati” che passano da azienda ad azienda, da Ente ad Ente senza alcun vero beneficio per gli stessi. Benefici invece evidenti nelle tasche dei diretti interessati, sia in termini di stipendio che di “benefit”.
        il direttore responsabile

  2. anonimoveneziano scrive:

    Egregio Direttore,
    evidentemente non è molto informato su come funzioni la Croce Rossa.
    Infatti la sua domanda:
    “Ci chiediamo chi pagherà le ambulanze, chi le riparazioni, le divise, la benzina e la custodia stessa dei mezzi di soccorso e di intervento”
    ha una risposta molto semplice, sia allo stato attuale delle cose, sia dopo una eventuale privatizzazione.
    La risposta è il Comitato Locale Genova Ponente (quello che voi chiamate Sezione)

    Confidando che questa risposta sia abbastanza motivata Le auguro una rapida documentazione su quello che Lei scrive. (a volte in modo errato)

    Ritengo necessaria la precisazione per Informare tutti (come Lei giustamente scrive) ma in modo corretto.

    • Gentile “Anonimo”,
      evidentemente, invece, Lei è molto più informato di me visto che non firma le lettere che invia, segno che la discussione sulla vicenda è tutt’altro che “serena” se ci si deve nascondere nell’anonimato per poterne parlare.
      Rispedisco le sue offese gratuite e vane al mittente e La prego di argomentare la sua tesi per evitare di annoiare i Lettori con risibili diatribe sul mio operato.
      Dove, infatti si deduce che non sarei informato sui fatti? Dalla circostanza che non scrivo “in linea” con il pensiero unico che traspira da lettere come la Sua?
      Ebbene, Le domando: il Comitato Locale Genova Ponente (così soddisfiamo anche la Sua esigenza di mettere i puntini sulle “i”) ha risorse garantite per sostenere le spese per anni ed anni a venire o, come mi precisano altri Suoi autorevoli Colleghi, esponenti di primo piano di CRI, vivrebbe, una volta privatizzata, delle sole donazioni?
      E, nel caso queste donazioni venissero a mancare per un qualsivoglia problema (la crisi è forte, il denaro scarseggia) cosa accadrebbe ad una società privata che non ha il denaro per operare?
      Mi domando poi, i fondatori di CRI erano tutti dei “comunisti” ottenebrati dal desiderio che tutto fosse controllato dalla Cosa Pubblica?
      Forse all’epoca della fondazione di CRI non esistevano gli enti di diritto privato?
      E, dunque, privatizzare oggi è “in linea” con lo spirito dei Padri Fondatori?
      Coloro che oggi contestano le perplessità di tutti – e non certo del solo giornale dei Voltresi – metteranno mano al patrimonio personale per consentire alla Croce di proseguire il suo operare o, piuttosto, saranno già dipendenti di altre strutture statali, ben lontani (e al riparo) dalle privatizzazioni che invece professano come panacea universale?
      Perchè vede, caro Anomimo, io ci metto la firma su quel che scrivo e pure la faccia. Se scrivo una stupidaggine sono qui a pagarne le conseguenze. Non sarò lontano quando i fatti confermeranno o smentiranno le mie perplessità.
      Parliamo poi della mia “infallibilità”. Chi la sostiene? Non certo il sottoscritto.
      Ovviamente può capitare, è l’incerto del mestiere. Ma mi sfugge dove sbaglierei, mi sfugge la verità “diversa” che lettere come la Sua mi vorrebbero “spiegare”.
      A Lei come ad altri, impegnati più a difendere una scelta che a motivarla, faccio una proposta: siete voi disponibili a legare una somma di denaro, un’abitazione, un bene di valore, al futuro della CRI?
      Siete disponibili a firmare un documento nel quale impegnate un quinto del vostro stipendio per sostenere le eventuali carenze di fondi della Sezione (mi perdoni, l’italiano è uno solo)?
      Se la risposta è positiva, ritiro tutte le perplessità. SE… e sottolineo SE
      Il direttore responsabile (Andrea Carotenuto)

      PS: per rispetto a quanti scrivono firmando i loro commenti, comunico che NON verranno pubblicati commenti che manchino di una firma. Se l’autore della lettera-commento desidera non comparire con nome e cognome può chiederlo. La lettera verrà firmata come “Lettera Firmata” e solo il Direttore ne conoscerà l’identità.
      Ovviamente, come nel caso di altri commenti, è sufficiente che l’indirizzo email con il quale si è registrati sul sito sia nel formato “nome.cognome”. Questo garantisce l’identificabilità dell’autore e soddisfa le esigenze di libertà e trasparenza del nostro Giornale.

  3. Aggiungiamo un link al sito del Senato dove è possibile leggere informazioni utili a meglio comprendere la situazione. Naturalmente si tratta dell’intervento di un Senatore della Repubblica e non costituisce l’opinione del Senato. Si tratta di una interpellanza del Senatore Lannutti al Ministro delle Finanze, della Salute e della Difesa:
    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=618131&fb_source=message

  4. Per completezza dell’Informazione pubblichiamo anche il testo originale di una interpellanza del Senatore Lannutti rivolta al Ministro dell’Economia e Finanza, della Difesa e della Salute.
    Una “richiesta di verifica” che non corrisponde necessariamente alla posizione del Senato ma, piuttosto, di un singolo senatore.
    Leggerla, però, può rendere più chiaro come potrebbe essersi costituito il “dissesto” della CRI.

    Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06207 Atto n. 4-06207
    Pubblicato il 3 novembre 2011 – Seduta n. 635

    LANNUTTI – Ai Ministri della salute, dell’economia e delle finanze e della difesa. -
    Premesso che a quanto risulta all’interrogante:
    il Consiglio direttivo della Croce rossa italiana (CRI), eletto nel 2005, ereditava dalla passata gestione commissariale circa 70 milioni di euro di debiti e un bilancio con moltissimi crediti inesigibili;
    con un attento taglio alle spese, pur senza far diminuire l’occupazione del personale civile e militare a tempo indeterminato e determinato o richiamato, riusciva a cancellare molti dei crediti inesigibili ed attestare il debito a circa 20 milioni di euro;
    gli stessi comitati territoriali votavano un contributo di solidarietà verso il comitato centrale di circa 17 milioni di euro;
    successivamente al nuovo commissariamento, avvenuto nel 2008, con l’avvocato Francesco Rocca, il debito è cresciuto moltissimo, attestandosi intorno ai 350 milioni di euro;
    questo è accaduto nonostante le assicurazioni dell’enorme parco automezzi siano ora totalmente a carico dei comitati territoriali. La relativa somma incideva per circa 8 milioni di euro sul bilancio del comitato centrale. Questo anche non più garantendo la continuità lavorativa di molto personale precario già assoggettato a copertura economica da parte dei comitati territoriali e non del comitato centrale;
    sono aumentati di diverse decine i consulenti al comitato centrale (a carico del bilancio nazionale), mentre sono stati cancellati i contratti che i comitati territoriali pagavano con i propri fondi. Non esiste pubblicità dei consulenti assunti a qualunque livello se si eccettua la pubblicazione dell’informazione, sul sito CRI nazionale, che alla data odierna risultano oltre 50 prestazioni esterne per circa un milione di euro;
    è stato richiesto ai comitati periferici anche il rimborso degli stipendi del personale a tempo indeterminato (pianta organica nazionale), finanziato con un contributo di 190 milioni di euro dal Ministero dell’economia e delle finanze, dal Dipartimento della pubblica amministrazione e dell’innovazione e dal Ministero della difesa e messo a carico dei comitati territoriali, oltre ai costi dei revisori dei conti che il comitato centrale ha individuato tramite convenzione con il Ministero dell’economia, gravando di un ulteriore balzello le unità locali;
    sono aumentate le cause di contenzioso tra il comitato centrale e il personale dipendente a qualunque titolo;
    il patrimonio immobiliare non vede investimenti da tempo, molte strutture sono in fatiscente stato di manutenzione come ha dimostrato una recente indagine giornalistica e l’unica soluzione individuata dal commissario straordinario è la vendita del patrimonio immobiliare anziché la sua valorizzazione;
    recentemente il Ministero dell’economia ha autorizzato la vendita di alcuni immobili per pagare alcuni debitori. Ma pare che il commissario attenda un’autorizzazione più ampia per pagare i debiti che a giudicare dalle cifre sembrerebbero derivare da una sua malagestione;
    durante l’emergenza Abruzzo sono stati pagati al personale dipendente, sia civile che militare, 200 ore di straordinario al mese, per diversi mesi, con oneri a carico del bilancio CRI;
    la stessa procedura sarebbe stato utilizzata per pagare il personale inviato ad Haiti, nonché quello presente presso la struttura di Protezione civile di Legnano ed il personale impegnato nelle attività di accoglienza dei migranti in Sicilia;
    nella sala operativa di Legnano e sul campo allestito in Tunisia vengono autorizzati pagamenti di straordinario con oneri a carico del bilancio CRI fino a 200 ore a persona al mese;
    una recente norma prevede che il rimborso ai datori di lavoro per i volontari CRI possa essere anche a carico del bilancio dell’ente, e tale norma è stata applicata ad esempio per l’emergenza immigrazione nel 2011;
    inoltre è stato inviato personale dipendente, anziché quello volontario, a partecipare ad una missione di monitoraggio in Turchia per verificare l’attività che la società nazionale di Mezzaluna rossa faceva a favore dei profughi siriani, spesa che poteva essere evitata visto l’impegno che l’Italia ha già sul fronte degli sbarchi. Inoltre altro personale dipendente CRI è stato di recente inviato in Kenia per valutare la possibilità di invio di strutture sanitarie e socio-assistenziali per fronteggiare la locale emergenza umanitaria;
    inoltre sono stati banditi numerosi concorsi per nuovi dirigenti sia amministrativi che medici, ciò in una grave situazione di dissesto economico; è altresì entrata in servizio una nutrita schiera di tecnici informatici, e ci si domanda come il Dipartimento della pubblica amministrazione e dell’innovazione impedisca le assunzioni in tutti gli enti pubblici tranne che nella CRI;
    sono stati aperti nuovi centri per l’emergenza invece di potenziare quelli vecchi;
    mezzi e materiali donati da privati, enti anche stranieri destinati all’emergenza Abruzzo sono stati destinati all’intervento ad Haiti e lì abbandonati. Cosi come il materiale destinato al potenziamento di alcune realtà territoriali è stato distratto per altre situazioni e non più restituito o rimborsato;
    nonostante il Ministero della salute abbia vietato gli incarichi ad interim , lo stesso commissario straordinario ha assunto l’interim di tre Regioni (Lazio, Campania e Puglia);
    incarichi statutariamente previsti sono coperti da dipendenti anziché da volontari, sopratutto nell’area emergenza; infatti, l’art. 11 dello statuto prevede il principio di incompatibilità con altri incarichi retribuiti dalla CRI e il principio di gratuità delle cariche associative;
    tale principio di gratuità non è garantibile, in quanto gli stessi dipendenti (a tempo indeterminato, determinato, interinali, consulenti sia civili che militari) svolgono tale attività in orario di lavoro percependo anche lo straordinario e le indennità di missione;
    i comitati territoriali per garantire le convenzioni con il Servizio sanitario nazionale per il 118 assumono personale precario interinale attraverso le agenzie di somministrazione, con ciò aggravando le spese di gestione e rendendo la CRI meno competitiva;
    sono stati banditi concorsi per assumere personale per gestire i campi rom di Roma, mentre molto personale CRI già assunto o richiamato in servizio (militari) non ha nulla da fare o è sotto utilizzato. Ormai circola notizia che questi come altri concorsi siano stati organizzati ad hoc;
    il personale dipendente con qualifiche dirigenziali (civili e militari) viene impiegato per lavori di manovalanza, mentre personale senza qualifiche dirigenziali è incaricato in uffici, servizi, centri di mobilitazione, emergenze;
    molti dipendenti assunti o richiamati per servizi convenzionati (118, aeroporto e centri per immigrazione clandestina) sono utilizzati in altre attività, impiegati in Abruzzo e Haiti. Spesso i loro stipendi sono rimborsati dal Ministero dell’interno attraverso le Prefetture. Non si comprende la necessità di tale personale, visto che le persone possono essere distratte per lunghi periodi dalla loro assegnazione, e, di conseguenza, perché non dovrebbe essere possibile la loro sostituzione con personale volontario;
    non sono stati resi pubblici tutti i dati dei contributi ricevuti dalla CRI per l’emergenza Abruzzo e Haiti né come questi sono stati spesi. I dati pubblicati sul sito sono parziali. Il commissariamento è stato prorogato a tutto il 2011, modificando lo statuto dell’associazione. La motivazione della proroga era che l’avvocato Rocca era stato impegnato per l’emergenza Abruzzo e ciò l’aveva distolto dall’opera di risanamento dell’ente; in concomitanza tuttavia assumeva l’incarico di commissario di un’Azienda sanitaria locale napoletana e per tutto febbraio 2011 risulta all’interrogante che abbia continuato a fare il commissario ASL nonostante il TAR Campania avesse disposto la revoca dell’incarico;
    l’inserimento della CRI nella sala Italia presso il Dipartimento della Protezione civile ha di fatto raddoppiato il personale impegnato nelle sale operative; infatti tra la sala Italia e la sala nazionale CRI (Legnano) operano circa 30 dipendenti con notevole spreco di risorse. Tale attività di presidio è svolta per 24 ore in tutte e due le strutture, anche quando non c’è emergenza;
    a seguito dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3924 del 2011, che prevede la nomina del commissario straordinario per l’emergenza sbarchi in Sicilia, la CRI è stata autorizzata ad assumere 100 interinali e a pagare 150 ore di straordinario al mese ai propri dipendenti con oneri a carico del bilancio CRI;
    con circolare del direttore generale, veniva chiesto a tutti i comitati CRI d’Italia: di utilizzare gli avanzi di amministrazione per fronteggiare l’emergenza (ossia pagare gli straordinari, eccetera); si ricorda che i comitati territoriali non hanno contributi dallo Stato o dal comitato centrale. I loro bilanci devono l’attivo o il pareggio alle attività convenzionali svolte quali il 118 e altri servizi; inoltre, di mettere a disposizione il materiale di protezione civile in possesso (sempre acquistato con fondi propri per fronteggiare le emergenze locali); alla luce di tutto ciò, un sottufficiale del Corpo militare ha gli stessi benefit di un comandate di Corpo quale un generale;
    durante una riunione con i commissari regionali CRI, l’avvocato Francesco Rocca comunicava che il debito accertato è di circa 350 milioni di euro e che il Ministero dell’economia non solo non coprirà tale buco di bilancio, ma, nel bilancio 2012, prevedrebbe un taglio di circa 30 milioni al contributo ordinario;
    nel corso del suo mandato il commissario straordinario ha sciolto tutti gli organismi dell’associazione democraticamente eletti dai soci volontari, come previsto dallo statuto;
    l’art. 2, comma 1, n. 4), del decreto del Presidente della Repubblica n. 613 del 1980, come modificato dall’art. 4 del decreto-legge n. 276 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2005, recante “Disposizioni urgenti per snellire le strutture ed incrementare la funzionalità della Croce rossa italiana”, prevede che le cariche associative sono gratuite ed incompatibili con qualsiasi incarico retribuito dall’associazione stessa e al di fuori di casi previsti dal presente statuto con la titolarità di altre cariche associative;
    l’art 11 dello statuto dell’associazione approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri il 6 maggio 2005, n. 97, fa proprio quanto previsto dal citato decreto-legge n. 276 del 2004 cioè che le cariche associative sono gratuite ed incompatibili con qualsiasi incarico retribuito dall’associazione stessa e, al di fuori di casi previsti dal presente statuto, con la titolarità di altre cariche associative. Lo stesso art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 613 del 1980 dà facoltà di opzione entro 10 giorni in caso di assunzioni di nuove cariche elettive o di nomina e prevede che tale incarico è efficace solo dopo l’avvenuta opzione. Lo stesso articolo esclude la cumulabilità di cariche tra presidente nazionale, ora commissario, e presidente regionale, provinciale o locale salva la facoltà di opzione dell’interessato;
    secondo quanto emesso attraverso ordinanze del commissario straordinario, detta norma è stata ampiamente violata. In particolare lo stesso commissario straordinario Francesco Rocca mantiene la carica di vertice nazionale della CRI mentre in contemporanea si è autonominato vertice regionale del comitato CRI della Campania e della Puglia. Lo stesso commissario Rocca risulta anche direttore generale dell’ASL NA2 e insieme commissario regionale della CRI Campania;
    lo stesso si dica per il maresciallo CRI Roberto Antonini, dipendente di ruolo militare della CRI, che svolge anche l’incarico di commissario nazionale dei volontari del soccorso, delegato nazionale alle emergenze, direttore del museo CRI di Castiglione delle Stiviere, commissario regionale per volontari del soccorso della Campania, delegato nazionale truccatori, commissario regionale per volontari del soccorso della Sicilia, commissario regionale per volontari del soccorso della Sardegna e della Sicilia;
    lo stesso si dica per il maresciallo CRI Ignazio Schintu, dipendente di ruolo militare, che risulta essere comandante del Centro operativo emergenze del Piemonte e comandante del 1° Centro di mobilitazione CRI del Corpo militare; il secondo incarico, secondo le stesse norme emanate dal commissario Rocca, dovrebbe essere ricoperto da almeno un maggiore CRI;
    lo stesso si dica per il maggiore CRI Roberto Baldassarelli, dipendente di ruolo militare, che risulta essere comandante del Centro operativo emergenze per l’Italia Nord Est e commissario provinciale del comitato CRI Verona;
    lo stesso si dica per Pier Luigi De Ascentis, collaboratore a contratto (di cui non risulta pubblicazione sul sito nazionale) della CRI, che risulta essere anche commissario del comitato di Teramo; allo stesso modo: Fabio Carturan, che risulta essere dipendente di ruolo civile e commissario del comitato locale CRI Legnano; Tomaso Boccone, dipendente di ruolo civile e commissario del comitato locale della CRI Genova ponente;
    risulterebbe che la CRI abbia perso una serie di cause sia presso i TAR regionali che presso i Tribunali ordinari contro ex amministratori (volontari) (ad esempio Fiorella Caminiti, Paolo Nicoli, Luigi Sigismondi, Gugliemo Stagno d’Alcontras ed altri), accusati ingiustamente dal comitato centrale CRI di diverse irregolarità;
    altre cause sarebbero state intentate dal commissario contro altri vertici volontari (ex presidenti democraticamente eletti e vertici nazionali di componente) presso i tribunali ordinari e dinanzi alla Corte dei conti;
    risulterebbe inoltre che il commissario avvocato Francesco Rocca utilizzi due pesi e due misure, perché in alcuni casi i responsabili CRI territoriali, che risultano denunciati presso la magistratura ordinaria o la Corte dei conti, sono stati rimossi dal loro incarico, mentre altri risultano tuttora in carica: un esempio per tutti il caso della dottoressa Maria Teresa Letta, attuale commissario regionale della CRI Abruzzo, indagata dalla Procura della Repubblica di Roma per il crac finanziario del comitato provinciale della CRI di Roma gestito dall’amico del commissario dottor Flavio Ronzi e ancor prima dal dottor Squicciarini promosso commissario regionale della CRI Lazio;
    sono cospicue le spese di trasferta del personale dipendente in servizio presso il comitato centrale inviato dal commissario straordinario sia a lavorare con continuità presso la struttura CRI di Legnano che in altre parti d’Italia;
    non è sottoposta a controllo la spesa sostenuta per le spese telefoniche dei cellulari assegnati nominativamente dal comitato centrale;
    ci sarebbe un uso indiscriminato di auto blu da parte di molti vertici volontari e di dipendenti che, con la giustificazione di un’emergenza permanente, utilizzano ad uso proprio le autovetture di servizio;
    non è ancora chiaro quale azione svolga la CRI a Lampedusa, dove a fronteggiare i continui sbarchi sono presenti decine di associazioni di volontariato competenti in materia e risulta potenziato il servizio sanitario locale, mentre la CRI impiega personale dipendente e volontario (ma sotto precetto e quindi soggetto a rimborso) per tenere aperta una struttura attendata sul molo del porto turistico;
    inoltre risulterebbe che alcune recenti riunioni assembleari di persone nominate e non elette (esclusa la componente giovanile che ha potuto fare regolari elezioni) siano state convocate a Roma (circa 1.000 persone) per discutere sul debito CRI e sulla privatizzazione e il risultato di tali riunioni è stato pubblicizzato come espressione della volontà dei soci di tutta Italia; in realtà i soci non sono stati minimamente interpellati, in quanto i rappresentanti non erano stati eletti ma nominati dallo stesso commissario Rocca;
    a quanto risulta all’interrogante, la vicenda della CRI è una storia che ha interessato personalità che periodicamente si presentano nel panorama delle cronache italiane,
    si chiede di sapere:
    se corrisponda al vero che la CRI abbia una gestione clientelare e poco trasparente;
    se il Governo abbia assunto iniziative atte ad accertare le cause del dissesto dell’ente, e, in caso negativo, quando intenda provvedere, considerato che da oltre due anni diversi giornali a carattere nazionale hanno pubblicato articoli e sono stati scritti alcuni libri che hanno trattato dello scandalo CRI e in particolare della gestione familiare dell’avvocato Rocca, che a quanto risulta all’interrogante amerebbe circondarsi di una squadra di fedelissimi provenienti dall’estrema destra o da una parte di Forza Italia;
    se intenda provvedere alla revoca dell’incarico del commissario Rocca e di tutte le persone dallo stesso nominate;
    se intenda intraprendere le opportune iniziative al fine di avviare un rapido processo elettorale per ridare democrazia alla CRI prevedendo l’interdizione delle suddette persone a candidarsi;
    se intenda promuovere un’ispezione amministrativa nei confronti del comitato centrale, dei suoi vertici e dirigenti, nonché di tutti i dipendenti CRI che hanno assolto a compiti non propri, ponendo fine alle irregolarità nella gestione della CRI e riportando la necessaria indispensabile trasparenza nell’organizzazione e gestione di questa storica associazione al di fuori di ogni lottizzazione politica.

  5. sarà possibile seguire la diretta video della riunione regionale CRI che si terrà sabato 17 dicembre 2011 alle 16.45 presso il Centro Regionale Emergenza di Legnano alla quale parteciperà il Commissario Straordinario per discutere della riforma della CRI sul seguente sito web, al quale non è necessario essere in alcun modo registrati:
    http://www.crisocial.net – sezione LIVE TV
    (alternativa: http://www.livestream.com/crocerossa )
    Per chi lo desiderasse sarà possibile seguire la diretta anche dalla seguente pagina facebook: http://www.facebook.com/crisocial sezione Livestream.

    • Tommy scrive:

      Suggerisco di vedere tutto il video disponibile su http://www.crisocial.net dove si potranno ascoltare molte risposte ai vari dubbi compresi quelli del Sen. Lannutti, le ragioni della privatizzazione dei Comitati Territoriali, la questione del personale dipendente, la realtà dei presunti debiti della CRI, cosa ha fatto Stagno D’Alcontres e molto altro.

      http://www.crisocial.net/index.php?option=com_content&view=article&id=32&Itemid=32

      Tomaso Boccone orgogliosamente volontario della Croce Rossa Italiana dal novembre 1979 e dipendente dal 1999.

      PS: Al Sen. Lannutti ho inviato una mail sulla parte che mi riguarda direttamente nella sua interrogazione, peccato che a discapito di quello che “predica bene” da rappresentante dei consumatori da rappresentante dei cittadini non ha ritenuto di inviarmi alcuna risposta “razzolando quindi molto male”.

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