Voltri rinnova il voto a san Carlo.  Alla presenza del Cardinale Arcivescovo Angelo Bagnasco, delle autorità cittadine e della popolazione voltrese, domenica 7 novembre alle ore 10:30 nella chiesa parrocchiale dei santi Nicolò ed Erasmo sarà rinnovato il voto a san Carlo Borromeo, patrono della delegazione, con una solenne celebrazione eucaristica. Ogni anno la fede e la tradizione spinge le persone a chiedere l’aiuto del santo protettore. Ma le immagini in bianco e nero conservate nell’archivio parrocchiale permettono di vedere una moltitudine di persone assiepare la chiesa parrocchiale: oggi, è più facile vedere una folla oceanica radunarsi davanti alle bancarelle che riempiono le piazze e le vie antistanti la chiesa.

Le preoccupazioni che portarono i Voltresi – nel 1649 – a chiedere l’intercessione del santo vescovo milanese erano molte: Voltri era stata colpita da una grave pestilenza. Numerose persone, specialmente giovani, morirono. L’inverno rigidissimo, accompagnato da abbondanti nevicate, aumentò il clima di desolazione e tristezza: numerose famiglie si estinsero, vittime della fame e del freddo.
La mortalità aumentava di giorno in giorno: i Voltresi chiesero all’autorità di proclamare san Carlo Borromeo patrono del comune voltrese, con la speranza di sedare la terribile ondata di morte e di terrore.
Il Senato accolse la richiesta il 12 maggio 1649: per mezzo della sua intercessione si notavano segni evidenti di miglioramento. I morti cessarono e i malati guarirono.
Il giorno dell’Ascensione del Signore, il 13 maggio 1649, il Senato permise si celebrare solennemente, nella parrocchia dei santi Nicolò ed Erasmo, il voto già fatto da tutto il popolo di Voltri e Ville al glorioso san Carlo (come riportano i documenti di allora).
La comunità Voltrese superò con pochissime perdite la pestilenza del 1657: morirono 70.000 persone a Genova, 5.000 a Sestri e più di 300 a Prà. Dal 3 giugno al 18 ottobre, i registri riportano: «8 vittime di Crevari, 11 di Mele, 28 di sant’Erasmo e circa 60 di sant’Ambrogio».
L’intercessione al santo patrono fu rinnovata per le calamità che colpirono la delegazione nel corso degli anni: nel 1817. 1893 e 1896 per l’assenza di piogge; nel 1828 e nel 1887 per le forti scosse di terremoto; nel 1835, 1854, 1866-1867 e 1884 per il cholera-morbus; nel 1889 e nel 1893 per il vaiuolo.
Quanto descritto appartiene al passato, alla storia della nostra delegazione e alla tradizione religiosa che ha imperniato le generazioni dei secoli scorsi, sostenendo la vita sociale del tempo. Oggi quali calamità, quali problemi, quali preoccupazioni colpiscono la nostra delegazione e la sua gente? Quali sono i rimedi a cui ognuno ricorre per alleggerire il peso della desolazione e della tristezza che porta con sé? Probabilmente, le immagini in bianco e nero restano un ricordo negli archivi storici … mentre le lunghe file aumentano in altri contesti alla ricerca di un aiuto o di un consiglio spesso solo illusorio.
Enrico Canepa

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